lunedì 28 settembre 2015

Il Regno Magico Si Trasferisce....

Ciao a tutti e da tanto che non scrivo più su questo blog ma ci tenevo ad informarvi che non l'ho abbandonato ho solo cambiato indirizzo se volete continuare a seguirmi venite a trovarmi sul blog 


Qui troverete tante novità tra cui la nuova sezione dedicata ai libri e tante altre ancora vi aspetto numerosi
Un abbraccio la vostra
Arwen

lunedì 28 luglio 2014

Il Regno Dei Fanes, La Leggenda

Nelle Dolomiti si racconta che, una volta all’anno, due misteriose figure femminili compaiono, a bordo di una barca, sulle limpide acque blu del Lago di Braies. La loro storia si perde negli anni che furono, ed è una storia di guerra, di amore, di tradimento. Che inizia nell'antico regno di Fanes.

Alle origini di questa leggenda, c’è l’alleanza delle regina di Fanes con il popolo delle marmotte. Un'alleanzache la regina tiene segreta quando prende, come marito, un re straniero.

Il nuovo re, ambizioso e guerrigliero, stringe invece un’alleanza con l’aquila fiammeggiante.

A qualche anno dal matrimonio, la regina dà alla luce due gemelle: Dolasilla e Lujanta. La madre, di nascosto, affida Lujanta alle marmotte come pegno dell’alleanza, ricevendo in cambio una piccola marmotta.

Anche il re deve dare un pegno analogo all'aquila, e affida le sue figlie ad un servo perchè si rechi al Monte Nuvolau per effettuare lo scambio. Il fagotto consegnato al perfido rapace, però, non contiene una bimba, bensì la piccola marmotta, abilmente e segretamente sostituita dalla regina in accordo con il servo.

Il Regno Dei Fanes

“Il Regno dei Fanes” rappresenta di certo una delle leggende più ricche e complesse della tradizione ladina dolomitica. Si tratta dell’unica saga nata sul territorio italiano che sia vagamente paragonabile ai grandi cicli leggendari europei, come quello arturiano o quello nibelungico. Fu raccolta e trascritta verso la fine dell’800 da Karl Felix Wolff.

La conservazione del materiale riguardante le leggende intorno ai Fanes si deve principalmente all'opera di Karl Felix Wolff, giornalista ed antropologo austriaco. La passione per i racconti popolari e le tradizioni orali degli abitanti delle Dolomiti nacque grazie alla badante originaria della Val di Fiemme, che usava cantargliene spezzoni. Dedicó gran parte della sua vita ad esplorare le valli dolomitiche, raccogliendo racconti, fiabe, leggende e testimonianze, con l'intento di trascriverle e pubblicarle. Si imbatté nel nucleo dei Fanes per la prima volta in Val di Fassa, ma lo incontrò anche successivamente in forme diverse nelle altri valli ladine. Wolff era convinto di avere di fronte a sé un materiale che si discostava dalle altre leggende e fiabe, spesso riconducibili alla tradizione fiabesca germanica. Scorse infatti motivi più vicini al mito e probabilmente riconducibili ad epoche più antiche, come la presenza di animali totemici o personificazioni di sole, luna e morte. La ricostruzione del materiale, estremamente frammentato e a tratti confuso lo impegnò per un lungo periodo della sua carriera. I primi accenni appaiono sotto forma di appunti nel 1907, la prima versione ufficiale è del 1932, mentre è del 1941 l'edizione definitiva.

La leggenda narra dell'espansione e del declino del Regno dei Fanes, in origine un popolo mite, caratterizzato dall'allanza con le marmotte dell'omonimo altipiano: quando però la Regina sposó un Re straniero avido e bellicoso che arrivò a sostituire con un'aquila lo stemma dei Fanes, raffigurante da sempre una marmotta, il clima cambiò. Ben presto fece della figlia Dolasilla un'amazzone imbattibile, aiutata dalle frecce infallibili e dalla corazza impenetrabile donatele dai nani. Con Dolasilla al suo comando il Regno si espanse fino al fatale incontro della principessa col guerriero nemico Ey de Net. I due, in realtà già incontratisi anni prima, si innamorarono e decisero di sposarsi. Il Re si oppose duramente fino alla fine, in quanto i nani gli avevano predetto che l'invincibilità di Dolasilla sarebbe durata solo fino a quando non si sarebbe sposata. Prevedendo la fine del suo regno, il Re vendette Dolasilla e il suo popolo, mandandoli allo sbaraglio nell'ultima battaglia, nella quale Dolasilla morì, uccisa dalle sue stesse frecce, rubatele con l'inganno dallo stregone Spina de Mul. Il Re traditore venne tramutato in pietra e i pochi supersititi del Regno dei Fanes si recarono con le marmotte in un antro sotto le rocce del loro regno, dal quale aspettano che suonino le trombe argentate che ne segnaleranno la rinascita.

Il Serpente Bianco

Non lontano da San Vigilio di Marebbe si estendono i ricchi pascoli di Fodara Vedla dove, in estate, i pastori della valle portano a pascolare il loro bestiame. Quassù, ovunque si volga lo sguardo, la natura ci parla con dolci melodie e lo scampanellio degli animali accompagna le liete passeggiate. Ci fu un tempo, però, che tali luoghi erano infestati da serpenti velenosi e solo gli uomini più arditi ed esperti osavano avventurarsi con il bestiame fino ai piedi del Sas dla Pera. Come se ciò non bastasse, appena calava la notte, queste perfide serpi si intrufolavano nelle stalle e si saziavano di tutto il latte che le mucche potevano offrire. Poveri pastoriŠ oltre a vivere nella paura dei loro morsi, dovevano pure subirne le beffe. Venne finalmente il giorno che, esasperati dalle continue razzie, i pastori pensarono bene di recarsi da uno stregone di San Vigilio per invocarne l'aiuto. Egli preparò una bisaccia piena di polveri e erbe magiche, si incamminò verso Fodara Vedla e lì, all'imbrunire, accese un gran falò e iniziò a recitare arcane preghiere per chiamare a raccolta le vipere. Queste, incantate dal misterioso rituale, si gettavano nel fuoco, a una a una, arrostendo con raccapricciante crepitio. Assieme a loro, però, giunse anche un maestoso serpente bianco con il capo ingioiellato da una piccola corona. Lo stregone non fece in tempo ad accennare una qualche difesa, che la regale serpe lo avvolse con le sue forti spire e lo trascinò con sé nel fuoco. Il mattino seguente, i malgari si precipitarono sul posto per vedere cos'era rimasto del falò di quella strana notte, ma vi trovarono solo un'enorme fossa corrosa dal veleno e coperta di ceneri. Non tutti però furono così distratti; uno dei pastori infatti scovò la piccola corona del serpente bianco, la raccolse e visse da principe per il resto della vita.

La Porta Alchemica

Buon Giorno amorini oggi voglio parlarvi di un luogo misterioso e molto speciale,che penso conosciate tutti o almeno tutta la popolazione di roma la conoscerà sicuramente sto parlando della porta alchemica che si trova nel muro di cinta di villa Palombara a roma, Fu costruita tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte nella sua residenza, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione quasi corrispondente all'odierna piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata. La Porta Alchemica è l'unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara. 
Sull'arco della porta perduta sul lato opposto vi era un'iscrizione che permette di datarla al 1680; inoltre vi erano altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all'interno della villa. 

Secondo la leggenda uno stibeum pellegrino fu ospitato nella villa per una notte. Il "pellegrino", identificabile con l'alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l'oro, il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro alcune pagliuzze d'oro frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.

La Porta Alchemica, Epigrafi Scomparse Della Villa


VILLAE IANUAM TRANANDO RECLUDENS IÀSON OBTINET LOCUPLES VELLUS MEDEAE. 1680


Oltrepassando la porta di questa villa, lo scopritore Giasone (cioè il pellegrino alchimista) ottiene vello di Medea (oro) In gran copia 1680.

AQUA A QUA HORTI IRRIGANTUR NON EST AQUA A QUA HORTI ALUNTUR

L'acqua con la quale i giardini sono annaffiati non è acqua dalla quale sono alimentati.

CUM SOLO SOPHORUM LAPIS NON SALE ET DATUR SOLE SILE LUPIS

Accontentati (sile) del solo sale (cioè del sapere) e del sole (cioè della ragione).

QUI POTENTI HODIE PECUNIA NATURAE ARCANA EMITUR SPURIA REVELAT NOBILITAS SED MORTEM NON LEGITIMA QUAERIT SAPIENTIA

Colui che svela gli arcani della natura al potente (alla persona influente) cerca da se stesso la morte.

La Porta Alchemica, Epigrafi sul Rosone e l'Architrave


TRIA SUNT MIRABILIA DEUS ET HOMO MATER ET VIRGO TRINUS ET UNUS

Tre son le cose mirabili: Dio e uomo, Madre e vergine, trino e uno.

CENTRUM IN TRIGONO CENTRI

Il centro (è) nel trigono del centro.

Epigrafi sull'architrave
רוח אלהים

(RUACH ELOHIM) Spirito divino

HORTI MAGICI INGRESSUM HESPERIUS CUSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHICAS DELICIAS NON GUSTASSET IASON

Il drago esperio custodisce l'ingresso del magico giardino e, senza (la volontà di) Ercole, Giasone non potrebbe gustare le delizie della Colchide.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

scorciatoie post