venerdì 25 novembre 2011

Le Fate di Cottingley

Arthur Conan Doyle (1852-1930), campione del positivismo,creatore dell’indimenticabile Sherlock Holmes, investigatore la cui fama è dovuta anche al metodo d’indagine dominato dalla razionalità e dal ragionamento analitico, da un certo punto della sua vita divenne un sostenitore dell’esistenza delle fate…
Che cosa c’entra Conan Doyle con le fate di Cottingley? C’entra molto. 

Fu proprio Conan Doyle a diffondere negli ambienti teosofici ed esoterici di tutto il mondo la notizia delle apparizioni delle fate a Cottingley, prima con due articoli sullo Strand Magazine, del dicembre 1920 e marzo 1921 e quindi con un libro, The Coming of the Fairies ("La venuta delle fate"), pubblicato a Londra nel 1922 e quindi in una seconda edizione ampiamente rivista nel 1928. Il volume non era mai stato tradotto in italiano, fino a quando nel 1992 uscì da SugarCo - con il titolo Il ritorno delle fate e con la riproduzione delle fotografie originali conservate dalla biblioteca dell’Università di Leeds - in un’edizione curata dal sottoscritto e dallo specialista americano Michael W. Homer.
Anche i lettori italiani potevano così scoprire una curiosa verità su Conan Doyle: lo stesso romanziere che aveva messo in scena il trionfo della ragione deduttiva con Sherlock Holmes era stato un fervente difensore della credenza delle fate. I negativi delle foto non furono manomessi in alcun modo, ma le fate immortalate somigliano in modo imbarazzante alle illustrazioni di uno dei libri dell'epoca (Princess Mary's Gift Book), al punto che pare ovvio siano proprio le pagine di quei libri ritagliate ed usate come sagome da appuntare al terreno tramite spilli. Ma le immagini suscitarono un enorme clamore, anche grazie all'interessamento ed al supporto di Sir Arthur Conan Doyle, che le credeva assolutamente "genuine”.

Ma che cosa era successo, precisamente, ottant’anni fa a Cottingley? 


Nel luglio del 1917 una ragazzina di nome Frances Griffiths (1907-1986) dal Sudafrica si trasferì con la madre a Cottingley, località dello Yorkshire, andando a vivere nella casa di una zia materna che aveva una figlia di sedici anni, Elsie Wright (1901-1988). Un giorno Frances ed Elsie tornarono a casa con i vestiti bagnati fradici e le rispettive mamme andarono su tutte le furie. "Cos'avete combinato?". La risposta di una delle due dovette essere stata qualcosa del tipo: "Giocavamo vicino al ruscello e a un certo punto abbiamo visto, uuuuhm, delle fate". "Sì, come no. Filate a cambiarvi e poi a letto". Le due ragazzine allora chiesero in prestito la macchina fotografica del padre di Elsie, giurando che sarebbero tornate con le prove. Fu esattamente quello che successe e la prima fotografia ritraeva la piccola Frances circondata da quattro fatine danzanti. Il gioco dovette sembrare divertente e le due bambine continuarono a scattare fotografie che le mostravano con creaturine fatate. Solo un gioco, allora? Sulle prime fu trattato proprio così, dalle madri delle due piccole pesti. Ma nel 1919 la signora Wright provò a inviare le fotografie a Edward L. Gardner, un’autentica autorità fra i teosofi.Gardner ne parlò a sua volta all’amico sir Arthur Conan Doyle, attivo spiritista. Lo scrittore padre di Sherlock Holmes rimase scioccato. Pregò Gardner di recarsi subito nello Yorkshire per indagare e dalla risposta del teosofo, al ritorno, sembrava proprio che quelle due ragazzine dicessero la verità. I negativi delle foto, inoltre, non risultarono in alcun modo manomessi. Bum. Conan Doyle diffuse le foto negli ambienti teosofici ed esoterici di tutto il mondo, su riviste, nel libro The Coming of the Fairies (La venuta delle fate), pubblicato a Londra nel 1922 e in una seconda edizione ampiamente rivista nel 1928 (in Italia uscì per le edizioni SugarCo). Le due ragazzine furono evidentemente intimorite da come andò il loro scherzo, tanto che solo nei primi anni Ottanta, Elsie, ormai un'anziana signora, confessò al mondo come avessero realizzato quelle fate: utilizzando solo cartone e spilli. Venne rintracciata anche Frances, ormai anche lei piuttosto anziana, che ammise a sua volta lo scherzo. Sì, quelle foto le avevano create loro e si erano spaventate del clamore che avevano suscitato. Le due ragazzette, insomma, l'avevano combinata così grossa, e in mezzo c'erano personaggi così importanti, che non se l'erano proprio sentita di confessare prima. Ma arrivò il colpo di scena: "Solo le prime quattro foto" precisò Frances "ritraggono fatine di cartone".

E la quinta?

Prima di morire, nel 1986, la vecchina disse che nessuno avrebbe creduto e indagato sull'esistenza di certe creature, se non ci fossero state prove false e una storia vera. E concluse dicendo: "... la quinta no, non è falsa. Perché le fate esistono davvero".

Questa e la storia ma adesso sta a voi crederci o no io credo in loro e sono sicura che esistano da qualche parte nei fitti boschi ma ecco le Foto dell'accaduto adesso sta a voi deciderci se crederci o no...

  

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