domenica 21 ottobre 2012

Chi è Il Vampiro?

Consideriamo l'essere umano costituito essenzialmente di due enti: l'uno di carattere spirituale - l'anima, il Sé, l'Io profondo - l'altro di carattere materiale - la personalità, l'apparato psicofisico, la macchina biologica.  Ora può accadere che un uomo sviluppi un livello di "attaccamento" alla propria vita così esageratamente morboso da fare sì che egli rifiuti in maniera innaturale e categorica l'idea della morte, paventando ossessivamente la scomparsa del proprio corpo. Tale individuo è completamente identificato con il suo apparato psicofisico, una macchina biologica costituita di ossa, carne e sangue che ogni uomo dovrà prima o dopo abbandonare.  L'apparato psicofisico è infatti costituito di sostanze deperibili e il suo destino è quello di dissolversi nella materia da cui è venuto. Chi si trova in uno stato di identificazione completa con il corpo - chi sente cioè di essere esclusivamente il suo corpo - è destinato a perire con esso, e quindi la sua vita risulta impregnata della paura della morte. Al contrario, chi, attraverso un lavoro magico/alchemico, è giunto a identificarsi almeno parzialmente con l'anima, con il Sé, non teme più, o teme in maniera molto ridotta, la morte, in quanto sente, almeno inconsciamente, che alla scomparsa dell'apparato psicofisico egli resterà in vita in una forma più sottile attraverso la sua anima. Un'analogia renderà più chiaro l'argomento: paragoniamo l'anima e la personalità a un astronauta che si trova dentro una tuta spaziale. Se per un bizzarro caso del destino tale uomo si fosse identificato con l'involucro esterno, la tuta spaziale, se egli credesse cioè di essere la tuta e non sentisse più di essere l'individuo che la occupa, allora qualora la sua tuta dovesse andar distrutta egli verrebbe annientato con essa, in quanto tutto il suo esistere si risolve in quell'involucro esteriore. Se invece, come accade nella normalità, tale uomo risultasse identificato con la persona che occupa la tuta spaziale, in tal caso la sua posizione sarebbe totalemente diversa: egli potrebbe osservare l'involucro intorno a lui come qualcosa di diverso da sé e la cui integrità non è direttamente legata alla sua personale sopravvivenza. Fuor di metafora, questa è la situazione di un uomo che vede il suo corpo, le sue emozioni e i suoi pensieri come enti differenti da sé, facenti parte di gusci esterni non indispensabili alla sua permanenza in vita.L'uomo che sia giunto a percepirsi come anima dentro la personalità CON LO STESSO GRADO DI CERTEZZA con cui un astronauta si sente diverso dalla sua tuta spaziale, non teme più la morte, e ciò in quanto è a tutti gli effetti divenuto immortale. Si badi che non si sta qui trattando di "pensare" di essere un'anima, bensì di "esserla". L'immortalità non si esaurisce in un'acquisizione del pensiero, ma in una realizzazione eminentemente "fisica". L'astronauta sente infatti "fisicamente" di non essere la sua tuta, non si limita a pensarlo. All'interno di una scala di relatività ogni essere umano occupa un gradino diverso corrispondente al suo grado di identificazione con l'anima piuttosto che con la personalità. Qualcuno è più vicino a essere un'anima, qualcun'altro è quasi solo un guscio di carne.Il vampiro è in origine un uomo quasi totalmente identificato nel suo corpo di carne, nelle sue emozioni, nei suoi pensieri. Egli non "sente" la sua anima; per lui essa rappresenta solo un concetto mentale, una possibilità e nulla più. La sua paura della morte è dunque più che mai giustificata. Egli sarebbe disposto a qualsiasi cosa pur di riuscire a prolungare la propria esistenza terrena. Conscio di dover morire, egli aspira disperatamente all'immortalità!Decide allora di sottoporsi a un rituale di magia nera dove con l'aiuto di officianti anziani opera un distacco completo e irreversibile fra l'anima (che per lui, lo ripetiamo, è solo un concetto e non un'acquisizione reale) e il suo apparato psicofisico. Recide cioè il filo che collega questi due enti e che è conosciuto nell'occultismo teosofico come "antahkarana". Da questo momento assume il controllo completo sul suo corpo, in quanto non più legato al destino dell'anima. Se nel percorso della sua anima sulla Terra era previsto che egli si sposasse con una certa donna (o uomo) e che morisse a una certa età, questo non lo riguarda più; egli è ora interamente indipendente dalle leggi animiche.  D'altra parte però, dopo tale definitiva recisione, in lui non è più rilevabile nemmeno il più piccolo bagliore di immortalità, che è invece ancora presente in ogni altro essere umano, per quanto poco evoluto spiritualmente e sordo alla propria anima possa essere. A questo punto, se non ricorre a uno stratagemma, dopo la morte egli è destinato a consumarsi lentamente e interamente nelle sfere più infime del piano astrale, fra indicibili sofferenze... senza lasciare traccia di sé. 

3 commenti:

  1. Interessante mi affascinano queste storie reali o altro che siano e in fondo tutte hanno la sua verità.
    Buona domenica mia cara.

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  2. interessante solo una cosetta il carattere che hai usato è minuscolo, si fa fatica a leggerlo :(

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    1. tesorino ho ingrandito un po il font spero sia piu leggibbile adesso ^_^

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