giovedì 9 maggio 2013

Fantasmi e Case Stregate #2

Anche a Vibo Valentia le leggende sono molte. Una narra l’apparizione di uomo nudo sugli scogli di Tropea. È il XVI secolo, Lorenzo Dardano, in un volume da lui scritto, racconta dell’uomo apparso dal nulla che scrisse su un pezzo di carta le seguenti parole: “Non so chi sia, o da dove, né in qual modo sia giunto qui. La mia vita è breve”. Così è stato. L’uomo è morto dopo poche ore. Un’altra leggenda narra di una pioggia colorata che ha annunciato l’arrivo della peste. È il 1272. 

Nella vecchia Monteleone (antico nome di Vibo) si è parlato tanto dello spirito di Adelaide, sorella di Ruggero il Normanno e del papa Callisto II. La donna, rea di aver mentito al pontefice sulla morte del fratello, si aggira tra le mura della chiesa di Santa Ruba durante le sere di tempesta alternando grida stridule a risate isteriche. La leggenda vuole che lo spirito di Adelaide sia impazzito a causa del serpente succhia-cervello, giunto sulla terra per punirla. 


A volte nelle campagne abbandonate capita di sentire delle voci. Tranquilli, perché potrebbe essere un fenomeno patologico parziale di ipoacusia (indebolimento dell’udito). Se poi le voci iniziano a diventare sempre più distinte allora si tratta di un avvenimento paranormale. Almeno così si narra nel vibonese. Sembra infatti che il fenomeno si verifichi in campagna vicino ai ruderi preromani e durante il plenilunio. La leggenda vuole che una strega abbia rapito e ucciso molti bambini del circondario e che le anime dei piccoli si aggirino lì intorno. Tuttavia sembra che il fatto sia veramente accaduto e che i lamenti provengano dalle anime in pena dei bambini che attendono la purificazione. Secondo Norberto Salice noto esperto di esoterismo (vedi Cronaca Vera, 14 maggio 2003, n 1601) bisognerebbe dare una degna sepoltura ai resti dei bimbi, che forse giacciono nei pressi dei ruderi. 


A Cosenza le leggende sono legate ad avvenimenti storici, come il mito della tomba di Alarico. Tuttavia le credenze popolari sono presenti. Un esempio? Il Monachello, un nano pestifero che si diverte a fare dispetti a chi non entra nelle sue grazie e sorride a chi invece lo diverte. Si racconta anche che le anime di peccatori ritornino come spiriti sotto forma di capre. Sono gli animali fantasma o i Capri Vesci che amano portare distruzione nella vita degli uomini. Si narra che durante il giorno si intrufolino tra le greggi per poi disperderle. Il loro obiettivo è far perdere o morire gli animali. 

Sul Pollino invece esiste la leggenda delle Fate di nulla, esseri eterei invisibili. La loro presenza può essere carpita solo dal buon odore, di cui non si conosce la provenienza. 

Le storie più terrificanti provengono da Reggio Calabria. La zona a detta della popolazione sembra carica di energie di ogni tipo. Si narra che le zone grecaniche siano infestate di spiriti in abiti della Magna Grecia. Appaiono solo durante le notte, per poi svanire alle prime luci dell’alba. 

Anche la città dei bronzi ha la propria casa stregata: palazzo Gullì costruito sulle fondamenta di un’antica villa gentilizia. Abbandonato nel 1943, l’edificio è stato ribattezzato “Casa dei fantasmi” a causa dei fenomeni che vi si verificano: apparizioni di un uomo vestito di nero, suoni provenienti da un pianoforte, voci di bambini che chiamano la mamma. La casa apparteneva a Tommaso Gullì, eroe di guerra trucidato a Spalato nel 1920. Alla sua morte rimangono la moglie Maria e i figli: Vincenzo, Agata e Anna. Forse i Gullì intrattengono rapporti con i nazisti, che intanto hanno invaso la città. Le ragazze adorano i tedeschi, al contrario di Vincenzo che si mostra ostile. Ha un rapporto conflittuale con la madre, non accetta la sua autorità. Un giorno, raccolti in una stanza gli oggetti del padre, si cosparge di olio di bergamotto e si da fuoco. Lascia un biglietto alla madre: “Ai carnefici di mio padre le mie ceneri”. Da allora la famiglia ha abbandonato la casa, lasciando un alone misterioso sugli avvenimenti di quel giorno. Sembra infatti che Vincenzo sia stato ucciso, forse dai nazisti. 

A Monte Scorda, sull’Aspromonte, le apparizioni di spiriti hanno fatto trovare scheletri nel muro. Sembra appartenessero a una donna e a un bambino. Ma andiamo con ordine. Secondo alcune voci, nella casa abitava una donna che, dopo aver trovato un ferito sul campo di battaglia, ne divenne l’amante. Dalla loro relazione nacque un bambino. Il marito, tornato dalla guerra, uccise la moglie e il bambino per poi seppellirli in cantina. La leggenda vuole che nella cantina si possano udire grida, scalpitio di cavalli al galoppo e gemiti. Inoltre si dice che nei paraggi sia possibile vedere una donna con un bambino piccolo in fuga, inseguiti da un soldato a cavallo. Le figure sparivano nel muro dove sono stati trovati gli scheletri. 

Le voci e le dicerie sono sempre tante, anche troppe. È difficile capire se e cosa sia veramente accaduto. Ma un detto sembra funzionare alla perfezione: quando cominci a credere inizia la paura. E di conseguenza i fatti inspiegabili diventano reali. Almeno così si dice. 

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