Castelli, Leggende e Fantasmi


Ogni castello che si rispetti ha un fantasma… ne abbiamo uno anche noi!”

Visitando rocche, castelli e vecchi manieri, questa è la frase che più frequentemente capita di ascoltare, pronunciata con un misto di scherno e solennità dai custodi e dalle guide che accompagnano i turisti per la visita. L’Italia, in effetti, ha moltissimi rispettabili castelli con ampio corredo di storie di fantasmi, sempre affascinanti, sempre agghiaccianti.Qualcuno le chiama leggende, qualcuno favole, altri ancora vecchi racconti tradizionali; in ogni caso sono moltissimi, anche se alcuni spiccano decisamente rispetto ad altri, ricavandosi uno spazio ed un’attenzione maggiore.

 

Nel 1055 Roberto il Guiscardo aveva conquistato Catanzaro e Taverna. Egli si rese conto della grande importanza strategica che in quel tempo aveva la città e perciò decise di costituirvi, nel 1070, un grande castello. La costruzione avvenne cinque anni dopo la conquista della città e ciò e avvalorato anche da vari storici. Però non si deve e non si può escludere che, anche prima di tale epoca, a Catanzaro, nello stesso luogo, esistesse un precedente castello e che esso fosse stato modificato o ingrandito dai Normanni. E’ noto che nel 906 i Saraceni avevano conquistato, con un assalto notturno, Catanzaro depredandola e che dal 922 al 937 la città era centro di un principato musulmano. In essa i saraceni si mantennero fino al 985. Dopo la costruzione o ricostruzione del castello i Normanni spostarono a Catanzaro il centro militare della zona che prima era Taverna e determinarono con ciò l'ascesa della città. In questo castello ebbero sede i conti di Falloch, Ugone di Falloch, Roberto di Loritello, Pietro Ruffo e Antonio Centelles. Il castello subì vari assedi, tra i quali quello del Cenlelles nel 1445 e quello dei francesi di Francesco I contro gli spagnoli di Carlo V. La città nel 1445 chiese ai re Alfonso d'Aragona di non essere tenuta a custodire il castello ed il re lo concesse all'Università con il potere di spianarlo dal lato verso la città. Fu così che il castello diventò una cava cui si attinse per materiale vario, si disse che la porta della chiesa di S. Maria delle Grazie (Osservanza) era, di una sala del castello e nel 1501, quando il Vescovo Tornefranza migliorò la cattedrale la ornò di marmi tolti dal castello. Esso venne ad assumere sempre più con l'andar del tempo, una funzione decorativa. Nel 1831 era denominato forte di S. Giovanni ed in esso sistemati i cannoni che sparavano a salvenelle solenni ricorrenze. Dell'originario complesso d'età normanna, spicca la bella torre quadrata merlata, che accoglieva l'orologio pubblico, osservabile da via Carlo V. In una nicchia del muraglione perimetrale prospiciente su Piazza Matteotti, si trova ora la fontana del cavatore, opera scultorea in bronzo e granito di Giuseppe Rito, espressivo simbolo del lavoro umano e della città.  Nel tempo in cui il castello Normanno di Catanzaro era nel suo maggior fulgore, viveva una bambina di nome Pulvirosa. Aveva una faccia triste e gli occhi sempre pieni di lacrime. Ella era una delle più piccole serve nell'imponente castello dei Normanni. I suoi capelli neri e folti erano sempre impolverati, indossava ogni giorno un vestito sgualcito con toppe variopinte di qua e là. Pulvirosa disgraziatamente aveva perso entrambi i genitori durante la guerra contro i bizantini e qualsiasi attività fosse intenta a svolgere non riusciva a dimenticare mai il momento in cui, fra i morti, aveva visto il volto di sua madre e di suo padre. Come se non bastasse, durante le sue giornate di pieno e faticoso lavoro non era riuscita a trovare una vera amica con cui parlare e alla quale confidare i suoi segreti, ma una sera affacciandosi alla finestra della sua stanza situata ai piedi della torre, notò una luce che da chiara si faceva sempre più intensa e proveniva dalla finestra sovrastante. Dopo qualche attimo vide il profilo di una giovane fanciulla sporgersi; i capelli erano corti e così biondi da sembrare quasi bianchi; gli occhi grandi miravano felici il cielo stellato della limpida serata. Pulvirosa contenta per quella presenza, guardava pensosa e curiosa: chi mai poteva essere? II tempo passava e Pulvirosa notava sempre quella presenza e così una sera provò a chiamarla con voce sottile. La giovinetta si guardò intorno fino ad incontrare la sagoma di Pulvirosa e si fecero entrambe la stessa domanda. Così ella seppe che quella fanciulla era la figlia del re e che si chiamava Chiaralba. Da quel giorno le due ragazze divennero amiche, si videro ogni sera e si raccontarono le loro giornate. Passò un mese dal loro incontro e una sera Chiaralba riferì a Pulvirosa di avere un segreto molto importante da rivelarle e le diede appuntamento per la mezzanotte del giorno successivo al cancello del castello. Pulvirosa, la notte successiva, attesa la mezzanotte, attraversò il corridoio dove dormivano le serve, e raggiunse una scala che conduceva ad un passaggio segreto per il cortile di ingresso del castello. Attese in silenzio e dopo qualche minuto vide una figura nera ed inquietante che si dirigeva verso di lei: era una strega. Essa stordì di parole Pulvirosa ed infine la convinse a seguirla: la condusse in un punto preciso dove c'era una botola che sollevò. Questa dava accesso ad un laboratorio segreto, buio, si notava solo un piccolo bagliore proveniente dall'unica candela accesa, ormai consumata. In questa stanza c'erano delle piccole librerie, una vicina all'altra che contenevano tante bottigliette di diverse dimensioni e forme; con il contenuto di ognuna di esse opportunamente miscelato, si potevano preparare pozioni magiche: spiegò la strega. Pulvirosa era stupita e spaventala quando, ad un tratto, osservò meglio il volto della strega rischiarato dal bagliore della candela e trasecolò: era Chiaralba! Le chiese subito il perché di quella terribile trasformazione. Chiaralba cercò di spiegarle che era vittima di un orribile sortilegio e che se entro breve tempo non avesse trovato un antidoto in grado di cancellarlo, un terremoto catastrofico avrebbe distrutto per sempre il castello. Pulvirosa decise allora di aiutarla e, ogni notte, le due amiche si recavano al laboratorio alla disperata ricerca della pozione giusta. Un giorno, purtroppo, Chiaralba si ammalò gravemente e nessun dottore fu in grado di curarla: le lunghe notti passate al laboratorio avevano per sempre sfinito il suo giovane corpo. Una notte Chiaralba si aggravò e fece chiamare Pulvirosa, le due amiche si abbracciarono teneramente piangendo. Dopo poco Chiaralba morì, ma non la terribile maledizione. Di lì a poco infatti un terremoto sconvolse la città, il castello divenne un ammasso di macerie, ma non la torre, che sopravvisse alla catastrofe, perché luogo di amore e amicizia. Ancora oggi chi arriva a Catanzaro, attraverso  il ponte sulla Fiumarella (oggi “Viadotto Morandi”),  può ammirare l'antica Torre e nelle notti stellate e senza vento, può udire il bisbiglio proveniente dalle finestre divelte: sono le voci di Chiaralba e Pulvirosa le cui anime sono concentrate a raccontarsi la loro giornata e i loro piccoli segreti… a volte risate argentine vengono anche udite dagli ignari passanti che si soffermano di notte ad ammirare, da via Carlo V, ciò che resta del Castello Normanno.

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Nel Castello degli Sforza a Imola (Bologna) vagherebbe, inquieto, lo spettro di Caterina, terribile esponente della nobile famiglia che diede il nome al maniero. Si afferma che facesse gettare gli ospiti indesiderati nei pozzi del castello, sul fondo dei quali vi erano delle lame affilate. La gente del luogo arriva a sostenere anche che la nobile signora costruì il suo castello, aiutata dal diavolo, in una sola notte. Ancora oggi, a distanza di secoli, la sua immagine viene vista vagare nell’oscurità del castello con un lume in mano. Nei pressi della Torre del Diavolo di Camaldoli, sita all’interno del castello di Poppi (Arezzo), apparirebbe, in certi momenti, il fantasma di Matelda che, secondo la leggenda, uccideva i suoi amanti dopo una notte d’amore, come la mantide religiosa. Fu proprio in questa torre che la donna fu murata viva, ma la morte non le ha impedito di ritornare tra i vivi. Il Giardino botanico di Lucca è un luogo considerato stregato. All’interno vi sarebbe lo spettro della bellissima e seminuda Lucida Mansi che, per rimanere giovane in eterno vendette la sua anima al diavolo, incontrato sotto le mentite spoglie di un bel giovane che, ancora oggi, in alcune notti tenebrose, guiderebbe il carro infernale. Nel Monastero di Sant’Anna, a Foligno (Perugia), si odono ancora i lamenti di suor Teresa Margherita Gesta, morta tra quelle mura il 4 novembre 1895. Il suo spirito albergherebbe ancora nella stessa stanza che occupò in vita, malgrado sia trascorso più di un secolo dalla sua morte. Il Maniero della Rocca di Moncalieri, vicino a Torino, è considerato il più infestato d’Italia. Si narra che vi sarebbero stati visti, e in certi casi anche fotografati, spettri di dame e cavalieri, di fanti e di boia, di un fantasma ciclista, di un gatto che ride ed un monaco seduto su uno scranno episcopale.

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A Roma, Castel Sant'Angelo nasce come mausoleo dell'imperatore Adriano nel II secolo d.C e fu nel corso dei secoli fortezza e residenza papale potenziata dal celebre "passetto", il percorso segreto che unisce il maniero a San Pietro come strategica via di fuga per i pontefici. Il nome è legato all'apparizione miracolosa di un angelo che interruppe la peste in città sotto il pontificato di Gregorio Magno. Castel Sant'Angelo fu anche una terribile prigione e in questa funzione diventa scenario di una delle più grandi opere liriche, la Tosca di Giacomo Puccini: è qui che il pittore Cavaradossi venne imprigionato e fucilato causando la disperazione dell'amante Tosca che si getta dalla celebre terrazza. Questo luogo è stato trasformato in museo con splendide collezioni d'arte.


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Castel dell'Ovo a Napoli intreccia la sua origine con i miti più antichi che narrano come sull'isolotto di Megaride dove sorge si fermò il corpo della sirena Partenope. La storia del castello è legata al periodo del Ducato di Napoli e il suo nome al personaggio di Virgilio il Mago che, secondo la leggenda, vi nascose un uovo magico chiuso in una gabbietta, proclamando che finché fosse rimasto integro la città di Napoli e il castello sarebbero stati salvi da ogni disgrazia. Tra le altre credenze che circondano il castello ci sono i trabocchetti segreti dove le regine Giovanna I e Giovanna II alla fine del 1300 gettavano gli amanti di cui si erano stancate. Oggi Castel dell'Ovo è utilizzato per convegni e mostre ma possono essere visitate alcune parti tra cui le torri Normandia e Maestra.

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Nel Casale di Marco Simone, a Montecelio (Roma), viveva e vive ancora oggi sotto forma di spettro la marchesa Alfonsina Nocera, una donna bella e lussuriosa che, dal lontano XVIII secolo non ha mai smesso di farsi notare; ancora oggi cerca di sedurre gli uomini che incontra. Roma non può essere considerata un castello, ma all’interno delle sue mura di spettri e fantasmi ve ne sono molti. C’è chi giura di aver visto il fantasma di papa Silvestro II, accusato di svolgere attività diabolica, aggirarsi per il Vaticano, di Gregorio VII e Benedetto XI, quest’ultimo visto nei pressi di San Giovanni in Laterano. La famosa Papessa Giovanna appare invece lungo il Tevere. Secondo la leggenda, il fantasma di Donna Olimpia Maidalchini Pamphili detta “La Pimpaccia” appare ogni notte a piazza Navona a bordo di una carrozza che poi si dirige a gran velocità verso il Gianicolo, fino alla Villa Pamphili, per scomparire infine in una voragine di fuoco. In molti asseriscono di avere udito le sue risate indirizzate alla popolazione romana. Sempre a piazza Navona, nelle notti di plenilunio, apparirebbe anche il fantasma sofferente di Costanza de Cupis. Celebre per le sue bellissime mani, morì a causa di un’infezione che le colpì. A nulla valse l’amputazione di una delle due. A Montecitorio invece ci sarebbe lo spettro di un monaco incappucciato che quando incontra qualcuno lo schiaffeggia, allontanandosi urlando oscenità in dialetto romanesco. Presso la chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, sono esposti alcuni oggetti sui quali i fantasmi avrebbero lasciato delle impronte a fuoco. In piazza del Campidoglio la statua di Marco Aurelio celerebbe il fantasma del celebre imperatore che, nella notte del Sabato Santo, uscirebbe dal bronzo per inginocchiarsi e pregare per la risurrezione di Cristo. Lo spettro di Berenice, amante dell’ imperatore Tito, giustiziata perché sospettata di stregoneria, sembra incontrarsi con il suo uomo presso il portico d’Ottavia. Altri spiriti sono invece segnalati tra Ponte Umberto I e Ponte Sisto: sarebbero gli annegati e scomparsi, nel corso degli anni, nelle acque del Tevere. I fantasmi dei carbonari Targhini e Montanari vagano nei pressi delle antiche mura della capitale, dando i numeri del lotto a chi ha il coraggio di sostenere il loro sguardo. Lo spettro del marchese Luca de Marchettis, un aristocratico del ‘700 che si tolse la vita durante un tentato esorcismo, gettandosi dalla finestra della sua villa, gridando “Tornerò”, continua a vagare ancora in una strada sopra viale dei Quattro Venti. Ai piedi di Muro Torto vi era un cimitero sconsacrato in cui venivano seppelliti ladri, vagabondi e donne di malaffare. I loro spiriti oggi vagano ancora alla ricerca di vendetta contro chi li condannò alla pena eterna.

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In un castello situato a Montebello, in provincia di Rimini, nella seconda metà del XIV secolo, sparì misteriosamente una bambina, che ancora oggi fa parlare di se: si tratta di Guendalina Malatesta vissuta nel Medioevo, ma conosciuta da tutti come il fantasma Azzurrina.  Guendalina era albina e aveva i capelli bianchi. L'albinismo, nel medioevo, era fonte di sospetto e paura. Le sue caratteristiche somatiche, non erano viste con simpatia e, per questo, fu accusata di stregoneria e destinata ad una morte atroce. Per farla sopravvivere e darle una speranza, i genitori non le permettevano l’uscita dal castello. Preoccupati per il futuro della figlia e per proteggerla da tali infamie, decisero di tingerle i capelli con una sostanza a base di erbe, che scuriva i capelli, ma che al contatto della luce emanava dei riflessi azzurri. Così che, tutti iniziarono a chiamare la bambina con il nome di "Azzurrina". Ma la storia che viene tramandata da secoli riguarda la sua strana morte, avvenuta all'interno del castello. Si racconta che il 21 giugno 1375 durante un temporale, Azzurrina stesse giocando con una palla fatta di pezza e spaghi. La palla rotolò giù per una scala, che conduceva alla ghiacciaia e la bambina corse a recuperarla. Due soldati udirono un grido e si precipitarono a cercarla. Ma ogni tentativo di ritrovarla fu inutile. Il castello e l’intero borgo furono setacciati per giorni e giorni... Azzurrina era scomparsa, come dileguata nel nulla. Dal 21 giugno, ogni cinque anni, nella notte del solstizio d'estate, nel Castello di Montebello appare il fantasma di Azzurrina, la si ascolta ridere o piangere e si sente la sua voce. Da tempo molti studiosi ed esperti stanno tentando di capire l’origine di questi suoni. Dal 1990 sono state effettuate anche delle registrazioni dell'evento, che vengono fatte ascoltare ai turisti che visitano il castello. In questi nastri, realizzati dalla RAI e dall'Università di Bologna, si sente una voce di bambina piangere sottovoce in mezzo ai rumori di un temporale. L’università di Bologna iniziò subito degli studi approfonditi e si riuscì, sempre durante il solstizio nel 1995, a registrare anche il rumore della palla che rimbalzava, il ritocco delle campane e la voce più limpida di Azzurrina, tanto da riuscire a capire chiaramente che pronunciava la parola “mamma”. Nello stesso giorno dell’anno 2000 la stessa università, registrò ancora i lamenti della bambina. Oggi il castello di Montebello, è visitato da centinaia di persone non solo per il suo valore storico-artistico, ma anche per il fantasma di Azzurrina.

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In questo castello è ambientata la tragedia shakesperiana "Macbeth". Fu dimora della famiglia dei Bowes-Lyons, conti di Strathmore, da cui discende la madre dell'attuale regina, Elisabetta II. Nel'XI secolo a Glamis fu pugnalato a morte re Malcom II e si narra che ancor oggi una macchia di sangue sul pavimento stia ad indicare il punto in cui stramazzò al suolo. Tra i numerosi fantasmi di Glamis vi sono un ragazzino negro, una donna vestita di grigio ed un conte, che secondo la leggenda giocò a carte col diavolo e perse. Secondo la tradizione popolare Glamis possiede anche un tenebroso segreto, noto come "l'orrore". Nessuno, all'infuori della famiglia Strathmore, ne conosce la natura. Sulla base di quanto si sa, si può escludere che si tratti di una leggenda. E' più probabile invece che un mistero terribile si cela dietro le grigie mura del castello. Secondo una voce diffusa, nella famiglia Strathmore nacque un bambino mostruoso, tanto impressionante a vedersi da far rabbrividire. Questa creatura orrenda, che visse fino a tarda età e che secondo alcuni è ancora viva, fu chiusa a chiave in una stanza segreta. Alcuni anni fa, la storia di un essere mostruoso segregato in una stanza segreta mise in curiosità e agitazione alcuni ospiti del castello, che fecero un'indagine. Passando di stanza in stanza appesero un fazzoletto ad ogni finestra che trovavano e, alla fine della loro fatica uscirono in giardino per controllare se tutte le finestre avevano il segnale. Scoprirono così che circa dodici ne erano prive. L'allora lord Strathmore, che era assente, tornò inaspettatamente e rendendosi conto di quello che i suoi ospiti avevano fatto, ebbe una reazione violenta. Qualche anno dopo proprio Strathmore rispose a un amico che si informava sul segreto di Glamis: "se tu potessi solo sapere, ringrazieresti Dio di non essere al mio posto". Secondo quanto scrive Eric Maple nel suo libro "Il regno dei fantasmi", secoli fa, durante una faida tra clan, gli Ogilvie, per sfuggire ai Lindsay, cercarono rifugio a Glamis. Il conte di Strathmore, per non infrangere le leggi dell'ospitalità fu costretto ad accoglierli, ma poichè non voleva prendere posizione favorendoli, li rinchiuse in una stanza remota del castello e li lasciò morire di fame. Per molti anni dopo che gli Ogilvie erano morti, di quando in quando, si sentivano ancora echeggiare le loro grida disperate in quell'ala del castello. Alla fine uno dei conti di Strathmore decise di indagare e aprì la stanza da dove provenivano le urla. Non appena ebbe socchiuso la porta e vide la scena che si presentava ai suoi occhi svenne. Il conte si rifiutò di dire a chiunque cosa avesse visto, e fece murare la porta di accesso la stanza. "Secondo la leggenda - scrive Maple - lo spettacolo che si offrì occhi del conte era allucinante: la posizione di alcuni scheletri lasciava intendere che prima di morire gli sfortunati reclusi avessero cercato di nutrirsi della loro stessa carne". Sia questa storia sia quella del bambino mostruoso vanno considerate come un puro e semplice frutto della fantasia, perchè la verità è conosciuta solo dal conte di Strathmore. Secondo la tradizione, ogni erede maschio della famiglia Strathmore viene messo a parte del segreto dal padre nel giorno del suo ventunesimo compleanno. Lady Granville della famiglia Bowes-Lyon riferì a J. Wentworth Day, uno studioso di tradizioni e costumi locali, che le donne della famiglia non venivano mai messe al corrente del segreto: "Non ci fu mai permesso di parlarne quando eravamo bambini. Mio padre e mio nonno rifiutavano categoricamente di discutere dell'argomento".

La maledizione degli Strathmore
Si dice che la famiglia degli Strathmore nasconda un terribile segreto che ogni discendente maschile deve rivelare al figlio nel giorno del ventunesimo compleanno. Nessuno sa logicamente di quale segreto si tratti nè quanto antico sia, per la prima volta questa storia si conobbe nel 1904, quando il XIII conte, Claude Bowes-Lyon, a ventun'anni, ammise pubblicamente l'esistenza di un segreto e ad un suo amico disse queste testuali parole: "Se solo sapessi la natura del nostro segreto ti getteresti in ginocchio e ringrazieresti Dio per esserne immune". Il figlio di Claude, ovvero il XIV conte, fu informato, come avveniva da secoli ormai, del segreto di famiglia quando compì 21 anni, non resistendo a tale fardello, confidò il segreto al giardiniere, il quale senza pensarci due volte fece i bagagli e si allontanò per sempre dal castello. Oggi la discendenza maschile degli Strathmore si è estinta, il castello è di proprietà della nipote del XIV conte, la quale, quando interrogò l'ex-giardiniere, cercando di farsi dire quale fosse il segreto, per tutta risposta egli le disse: "Siete fortunata a non conoscerlo, e non lo saprete mai, perché sareste altrimenti la più infelice delle donne". Probabilmente non avremo mai modo di conoscere questo terribile segreto.

a cura di Laura Quattrini

Nella fortezza di Bardi, Soleste, la giovane figlia del castellano freme per Moroello comandante delle truppe, ma il padre l'ha promessa in sposa ad un feudatario vicino. Un matrimonio che porterà nuove terre ed una solida alleanza. Solo la balia aiuta Soleste e Moroello e si prodiga affinche i due ragazzi possano incontrarsi e stare insieme. Purtroppo la malasorte sta per accanirsi contro i due giovani amanti. Moroello deve difendere i confini dello Stato e parte con i suoi soldati. Ogni giorno Soleste sale sul mastio della fortezza ove è possibile spaziare con lo sguardo sulle due vallate e spiare il ritorno di Moroello. Dopo lunghe settimane di attesa finalmente vede avvicinarsi uomini a cavallo, ma sono troppo lontani per poter distinguere i colori e gli stemmi. Solo quando i cavalieri arrivano alla confluenza fra i torrenti Ceno e Noveglia, Soleste nota che i colori non sono quelli dei Landi. Questo significa che Moroello è stato sconfitto! Soleste si uccide gettandosi dal mastio. In realtà Moroello ha vinto la sua battaglia. Indossa i colori del nemico battuto come ultimo spregio. E' la balia a dare la triste notizia del suicidio a Moroello ed assistere all'urlo straziante mentre egli si getta dagli spalti della Piazza d'armi.

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 Nel parco del Castello di Grazzano Visconti, troverete una statuetta; essa raffigura una giovane donna di nome Aloisa. La sua storia è stata tramandata dai racconti della gente, che ha sempre rispettato la sua presenza e la memoria del suo triste destino. Aloisa, sposa di un capitano di milizia, fu infatti tradita dal marito e morì di gelosia e di dolore. Da allora il suo spirito vaga in questi luoghi. Nel tempo, é diventata la protettrice degli innamorati e molti visitatori le offrono fiori e piccoli omaggi, per consolare lei, che nell'amore non ebbe fortuna.

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Nel castello di Fumone, all'interno di un mobile antico, troverete una teca di cristallo, dove vi è conservato il corpo del piccolo marchese Francesco Longhi con i suoi vestiti e giocattoli, morto all'età di circa cinque anni e fatto imbalsamare dalla madre Emilia Caetani Longhi.Il bambino, unico maschio di otto figli, ultimo in ordine di nascita, fu avvelenato con piccole dosi di arsenico dalle sorelle per impedirgli di ereditare le fortune della famiglia. Si dice che la perdita del bimbo colpì profondamente la madre Emilia che per l'afflizione fece ridipingere tutti i ritratti del castello che potessero dare l'idea della gioia o della serenità delle persone ritratte. Infine si narra anche che dal giorno della sua morte ad oggi. mamma Emilia, vada a trovare il bambino ogni notte.La storia narra anche che vi venne rinchiuso per volere di Callisto II, l'antipapa Gregorio VIII (Maurizio Burdin), il quale era stato opposto, per volere di Enrico V, a papa Gelasio II, con una consacrazione avvenuta nel marzo del 1118. L'antipapa finì così a Fumone ed il corpo non fu mai più ritrovato, benchè si ritenga che i suoi resti siano ancora in qualche intercapedine del castello e talvolta si diverta nel battere colpi contro le mure dell'edificio. Un'altra leggenda è legata al "ius primae noctis", ossia diritto della prima notte. Si intendeva il diritto di un signore feudale di trascorrere, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, la prima notte di nozze con la sposa. Si dice che le ragazze che non risultavano vergini durante la "prima nox" venivano gettate in un pozzo profondo una decina di metri e venivano lasciate a perire d'inedia. Alcune di queste, a volte, esternavano il proprio disappunto con sinistre manifestazioni.

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Il Castello di Mussomeli è stato da sempre un punto di riferimento per tutti coloro che si interessano all'occulto a causa dei numerosi avvenimenti tragici che qui avvennero. Si narra ad esempio, che per le stanze del maniero di aggirino diversi fantasmi in cerca di pace. Uno di questi sarebbe lo spettro di un soldato innamorato della bella figlia di Manfredi. Il soldato pazzo d'amore non ci pensò due volte a sfidare le ire di Manfredi che, adirato per quello che riteneva un gravissimo affronto, lo fece rinchiudere in una torre per morire di stenti. Il soldato tuttavia preferì buttarsi giù per sfuggire alla crudele condanna. Un altra leggenda narra della morte di un gruppo di nobili attirati con l'inganno nel castello e lessati vivi con getti di olio bollente. Un altra presenza che si aggira per le stanze del palazzo è quella di Laura Lanza, baronessa di Carini, assassinata nel castello di Carini, dal padre Cesare, perchè sorpresa con il suo presunto amante Ludovico Vernagallo di Montelepre. E' tra le rocce fortificate del castello di Mussomeli che si rifugiò, in preda al rimorso, Cesare Lanza non pensando però che lo spettro della figlia lo avrebbe seguito sin qui per capire il perchè di tanta crudeltà. Il fantasma è di una donna giovane ed elegante, dalle perfette sembianze umane, vestita di abiti cinquecenteschi, la cui materializzazione, secondo testimoni oculari, è talmente realistica che, se non fosse per l'abbigliamento di un'altra epoca, la si potrebbe confondere per una donna realmente vivente. Laura indosserebbe un'ampia gonna di seta e un corpetto sul quale avvolge uno scialle finemente ricamato. Chiunque si trovi a visitare il castello potrebbe incontrarla mentre vaga per le tre stanze più grandi del maniero oppure mentre si reca alla cappella, dove si inginocchia e prega. La stanza delle 'tre donne' custodisce anch'essa una terribile storia di gelosia e morte. Qui infatti sarebbero state murate vive dal ricco e potente principe Federico le sue tre sorelle Clotilde, Margherita e Costanza durante una campagna militare. La guerra però durò più del previsto e le tre sfortunate morirono di inedia dato che il cibo che gli avevano lasciato era insufficiente per il loro mantenimento. Non avendo nulla di cui nutrirsi le poverette tentarono di mangiarsi le loro scarpe. Finita la guerra Federico, tornato a casa, trovò le sorelle con le scarpe strette tra i denti. Una storia più recente risale al 19 Luglio del 1975 quando il guardiano del castello, il sig. Pasquale Messina, ha assistito per la prima volta alla materializzazione del fantasma di Guiscardo de la Portes, un uomo giovane e bello arrivato in Sicilia nel 1392 al seguito di re Martino per sedare alcune rivolte. Guiscardo aveva lasciato a casa la bellissima moglie Esmeralda che a quel tempo era incinta del suo primo figlio e fu ucciso mentre si recava al castello di Mussomeli dai seguaci di Don Martinez, che tanto lo odiava perchè non aveva potuto avere Esmeralda. Anziché pregare in punto di morte Guiscardo imprecò contro Dio che lo condannò a vagare per mille anni sulla terra prima di trovare pace. Oltre che un po' di pace il fantasma cerca anche di incontrare suo figlio che non ha mai conosciuto. In molti a Mussomeli credono a questa storia tanto più che Guiscardo è apparso successivamente anche ad un gruppo di turisti in visita al castello.

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1 commento:

  1. Carissima soreliina Arwen bellissima questa sezione Castelli e leggende :-)
    Un bacione

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