venerdì 27 gennaio 2012

Longwitton

In un bosco non lontano dal villaggio di Longwitton ci sono tre pozzi che un tempo erano molto famosi. Allora veniva gente da ogni parte a bere l'acqua dei pozzi, squisita come vino e dotata di grandi virtù risananti. Molti pastori con le ossa dolenti dopo il lungo inverno umido sulle colline venivano ai pozzi in cerca di sollievo per i loro acciacchi, e più di un bambino malaticcio trovò lì una nuova salute. Gli abitanti di Longwitton erano giustamente orgogliosi dei loro pozzi, che parevano dotati di poteri magici. Ma un giorno un contadino affannato trovò vicino ai pozzi un drago enorme e si prese un bello spavento. Il rettile aveva arrotolato la coda attorno ad un albero, e con la lingua nera ficcata nel pozzo lappava l'acqua come un cane. Quando il drago sentì l'uomo che si avvicinava, svanì, ma il contadino capì che era solo diventato invisibbile, perchè lo sentiva calpestare le foglie secche, e gli arrivava in faccia il soffio caldo del suo fiato. Il contadiono scappò via terrorizzato e riuscì a cavarsela solo correndo a zig-zag fra gli alberi. Da quel giorno nessun pellegrino osò più recarsi ai pezzi magici infestati dal drago. Era un mostro spaventoso, con la pelle bitorzoluta e ruvida come quella di un rospo e la coda lunga come quella di un lucertolone. Quando camminava le sue zampacce strappavano zolle di terra e la pelle scorticava gli alberi che sfiorava. Ma ben pochi riuscivano avederlo, perchè appena qualcuno si avvicinava, diventava invisibile, e non restava nulla da vedere se non le foglie tremanti sotto il suo respiro e i fiori calpestati dal suo passo. Il drago non faceva nulla di male e sembrava soddisfatto di vivere nel bosco e bere l'acqua dei pozzi, ma se solo gli uomini di Longwitton decidevano di attaccarlo, si infuriava e gli alberi intorno a lui si scuotevano tutti come colpiti da un turbine improvviso. A quanto pareva il drago considerava i pozzi di sua proprietà e non li avrebbe ceduti a nessuno. I pozzi divennero sporchi e invasi dalla vegetazione, e i pastori dovettero cavarsela allameno peggio coi loro acciacchi. Ma un giorno giunse a Longwitton un cavalliere in carca di avventure. -Noi abbiamo un drago molto possessivo, signore,- gli dissero gli abitanti di Longwitton, -e saremmo ben lieti se lei volesse sbarazzarcene, ma è capace di rendersi invisibile e nessuno riesce ad andargli abbastanza vicino da colpirlo. -E' una difficoltà che non posso superare,- rispose il cavaliere, -stanotte mi fermerò qui e domattina darò battaglia al drago. Così il mattino dopo si passò sugli occhi un un unguento magico che aveva ricevuto in dono durante i suoi viaggi e si diresse verso il bosco. Il drago giaceva addormentato accanto a uno dei pozzi, ma quando sentì il rumore degli zoccoli del cavallo sulle foglie secche rizzò subito le orecchie e gli aculei sulla schiena. Poi, fidando nella propria invisibilità, si lanciò all'attacco. Il cavaliere lo aspettava, pronto. Il drago menò qualche colpo sbadato con le zampe, e il cavaliere gli affondò la spada in un fianco. Il drago ruggì dal dolore perchè la ferita era assai grave, ma indietreggiò rapido e si mise a difesa dei pozzi, pronto ad attaccare di nuovo. E per quanto tremendi fossero i colpi inflitti dal cavaliere, il drago sembrava non perdere mai la forza, e le ferite si cicatrizzavano in un attimo. Combatterono per ore, e quel goffo dragone non era di certo avversario da impensierire l'agile cavaliere, ma alla fine l'uomo se ne andò, distrutto dalla stanchezza e con le braccia dolenti. Si vergognava quasi di raccontare il suo fallimento ai suoi paesani, ma non era uomo da cedere allo sgomento. -Riproverò domani- disse. Ma il giorno dopo , nonostante tante ferite da ammazzare un migliaio di draghi, alla fine della giornata il drago era forte come al mattino, e di nuovo il cavaliere fu costretto a ritirarsi. -Proverò ancora una volta,- disse -Il drago deve avere qualche altro potere magico di cui non mi sono accorto. Domani userò più gli occhi che le braccia. Così attaccò per la terza volta il drago. Ma questa volta tenne gli occhi ben aperti, e finalmente si accorse che anche sotto gli attacchi più furibondi il drago non si allontanava mai dal pozzo, e poi, guardando ancora meglio, vide che la bestia si metteva sempre in modo da avere la punta della coda immersa nell'acqua. -Ah, ecco il tuo segreto- disse. Scese da cavallo e si inoltrò un pochino nel bosco. Poi tornò ad assalire il drago a piedi, e lo punzecchiò leggermente qua e là, finchè la bestia finchè la bestia infuriata gli saltò addosso ruggendo. Allora lui indietreggiò, combattendo debolmente e facendo credere al mostro di essere ormai vinto ed esausto. Poco a poco, indietreggiò fino ad attirarlo lontano dal pozzo. Poi, balzando a cavallo all'improvviso, cavalcò attorno al drago si mise tra lui ed il pozzo. Il drago, rendendosi conto di essere stato ingannato, cominciò a muggire come un toro infuriato, e lottò con tutte le sue forze per tornare vicino al pozzo. Ma il cavaliere, sapendo di averlo in pugno, gli infisse ferita su ferita, e questa volta ad ogni colpo il drago si indeboliva un po'. Il sangue che sgocciolava dai suoi fianchi bruciò l'erba sotto di lui, e il drago diventò sempre più debole finché cadde pesantemente e giacque immobile. Il giorno dopo la gente di Longwitton lo seppellì. Poi pulirono i pozzi, e diffusero la notizia che il mostro era morto, e quella notte ci fu gran festa in tutte le case della campagna circostante.

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