sabato 25 febbraio 2012

Le Voci E Le Risa Di Chiaralba e Pulvirosa Nel Castello Normanno

Nel 1055 Roberto il Guiscardo aveva conquistato Catanzaro e Taverna. Egli si rese conto della grande importanza strategica che in quel tempo aveva la città e perciò decise di costituirvi, nel 1070, un grande castello. La costruzione avvenne cinque anni dopo la conquista della città e ciò e avvalorato anche da vari storici. Però non si deve e non si può escludere che, anche prima di tale epoca, a Catanzaro, nello stesso luogo, esistesse un precedente castello e che esso fosse stato modificato o ingrandito dai Normanni. E’ noto che nel 906 i Saraceni avevano conquistato, con un assalto notturno, Catanzaro depredandola e che dal 922 al 937 la città era centro di un principato musulmano. In essa i saraceni si mantennero fino al 985. Dopo la costruzione o ricostruzione del castello i Normanni spostarono a Catanzaro il centro militare della zona che prima era Taverna e determinarono con ciò l'ascesa della città. In questo castello ebbero sede i conti di Falloch, Ugone di Falloch, Roberto di Loritello, Pietro Ruffo e Antonio Centelles. Il castello subì vari assedi, tra i quali quello del Cenlelles nel 1445 e quello dei francesi di Francesco I contro gli spagnoli di Carlo V. La città nel 1445 chiese ai re Alfonso d'Aragona di non essere tenuta a custodire il castello ed il re lo concesse all'Università con il potere di spianarlo dal lato verso la città. Fu così che il castello diventò una cava cui si attinse per materiale vario, si disse che la porta della chiesa di S. Maria delle Grazie (Osservanza) era, di una sala del castello e nel 1501, quando il Vescovo Tornefranza migliorò la cattedrale la ornò di marmi tolti dal castello. Esso venne ad assumere sempre più con l'andar del tempo, una funzione decorativa. Nel 1831 era denominato forte di S. Giovanni ed in esso sistemati i cannoni che sparavano a salvenelle solenni ricorrenze. Dell'originario complesso d'età normanna, spicca la bella torre quadrata merlata, che accoglieva l'orologio pubblico, osservabile da via Carlo V. In una nicchia del muraglione perimetrale prospiciente su Piazza Matteotti, si trova ora la fontana del cavatore, opera scultorea in bronzo e granito di Giuseppe Rito, espressivo simbolo del lavoro umano e della città.  Nel tempo in cui il castello Normanno di Catanzaro era nel suo maggior fulgore, viveva una bambina di nome Pulvirosa. Aveva una faccia triste e gli occhi sempre pieni di lacrime. Ella era una delle più piccole serve nell'imponente castello dei Normanni. I suoi capelli neri e folti erano sempre impolverati, indossava ogni giorno un vestito sgualcito con toppe variopinte di qua e là. Pulvirosa disgraziatamente aveva perso entrambi i genitori durante la guerra contro i bizantini e qualsiasi attività fosse intenta a svolgere non riusciva a dimenticare mai il momento in cui, fra i morti, aveva visto il volto di sua madre e di suo padre. Come se non bastasse, durante le sue giornate di pieno e faticoso lavoro non era riuscita a trovare una vera amica con cui parlare e alla quale confidare i suoi segreti, ma una sera affacciandosi alla finestra della sua stanza situata ai piedi della torre, notò una luce che da chiara si faceva sempre più intensa e proveniva dalla finestra sovrastante. Dopo qualche attimo vide il profilo di una giovane fanciulla sporgersi; i capelli erano corti e così biondi da sembrare quasi bianchi; gli occhi grandi miravano felici il cielo stellato della limpida serata. Pulvirosa contenta per quella presenza, guardava pensosa e curiosa: chi mai poteva essere? II tempo passava e Pulvirosa notava sempre quella presenza e così una sera provò a chiamarla con voce sottile. La giovinetta si guardò intorno fino ad incontrare la sagoma di Pulvirosa e si fecero entrambe la stessa domanda. Così ella seppe che quella fanciulla era la figlia del re e che si chiamava Chiaralba. Da quel giorno le due ragazze divennero amiche, si videro ogni sera e si raccontarono le loro giornate. Passò un mese dal loro incontro e una sera Chiaralba riferì a Pulvirosa di avere un segreto molto importante da rivelarle e le diede appuntamento per la mezzanotte del giorno successivo al cancello del castello. Pulvirosa, la notte successiva, attesa la mezzanotte, attraversò il corridoio dove dormivano le serve, e raggiunse una scala che conduceva ad un passaggio segreto per il cortile di ingresso del castello. Attese in silenzio e dopo qualche minuto vide una figura nera ed inquietante che si dirigeva verso di lei: era una strega. Essa stordì di parole Pulvirosa ed infine la convinse a seguirla: la condusse in un punto preciso dove c'era una botola che sollevò. Questa dava accesso ad un laboratorio segreto, buio, si notava solo un piccolo bagliore proveniente dall'unica candela accesa, ormai consumata. In questa stanza c'erano delle piccole librerie, una vicina all'altra che contenevano tante bottigliette di diverse dimensioni e forme; con il contenuto di ognuna di esse opportunamente miscelato, si potevano preparare pozioni magiche: spiegò la strega. Pulvirosa era stupita e spaventala quando, ad un tratto, osservò meglio il volto della strega rischiarato dal bagliore della candela e trasecolò: era Chiaralba! Le chiese subito il perché di quella terribile trasformazione. Chiaralba cercò di spiegarle che era vittima di un orribile sortilegio e che se entro breve tempo non avesse trovato un antidoto in grado di cancellarlo, un terremoto catastrofico avrebbe distrutto per sempre il castello. Pulvirosa decise allora di aiutarla e, ogni notte, le due amiche si recavano al laboratorio alla disperata ricerca della pozione giusta. Un giorno, purtroppo, Chiaralba si ammalò gravemente e nessun dottore fu in grado di curarla: le lunghe notti passate al laboratorio avevano per sempre sfinito il suo giovane corpo. Una notte Chiaralba si aggravò e fece chiamare Pulvirosa, le due amiche si abbracciarono teneramente piangendo. Dopo poco Chiaralba morì, ma non la terribile maledizione. Di lì a poco infatti un terremoto sconvolse la città, il castello divenne un ammasso di macerie, ma non la torre, che sopravvisse alla catastrofe, perché luogo di amore e amicizia. Ancora oggi chi arriva a Catanzaro, attraverso  il ponte sulla Fiumarella (oggi “Viadotto Morandi”),  può ammirare l'antica Torre e nelle notti stellate e senza vento, può udire il bisbiglio proveniente dalle finestre divelte: sono le voci di Chiaralba e Pulvirosa le cui anime sono concentrate a raccontarsi la loro giornata e i loro piccoli segreti… a volte risate argentine vengono anche udite dagli ignari passanti che si soffermano di notte ad ammirare, da via Carlo V, ciò che resta del Castello Normanno.

Dal Web

6 commenti:

  1. Wow!!! E sì che sono calabrese....ma questo castello non l'avevo mai visto!!!
    Come sempre i tuoi post sono fantastici!!!
    ^__^
    ciao, cri

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    1. sinceramente anche io sono calabrese e non ho mai sentito parlare di questo castello in via carlo V a catanzaro e il bello che in quella via ci ho anche abitato per un po di tempo a riguardo ho inserito una sezione che riguarda tutti i castelli calabresi ho almeno i piu conosciuti :D

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  2. Si ho visto la sezione di cui parli ed è veramente interessante. Io amo i castelli e non appena ho la possibilità vado a visitarne qualcuno.
    Tra l'altro adesso vivo in provincia di Lecco, vicinissima a molti castelli... ti puoi immaginare le mie sensazioni e quanto può galoppare la mia fantasia!!!!
    Ciao e a presto!

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    1. si lo immagino perchè anche io li adoro una reggione ricca di castelli e il trentino li ci sono stata e sono andata a visitare il Castel Tirolo a tirolo vicino al Centro avifauna e bellissimo non basta un giorno per girarlo tutto visto quanto e grande io non ho avuto la possibilita di finire il giro xke stavano per chiudere ho visto solo l'ingresso e credimisono rimasta a bocca aperta per quanto era spettacolare...

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    2. Si, il trentino dev'essere fantastico!!! ...e poi il verde e le montagne che lo circondano sono lo sfondo ideale per i castelli che sono rimasti!!!
      Io non ci sono mai stata...ma devo rimediare!!!!
      Ciao ciao
      Cri

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    3. cri te lo consiglio credimiio non volevo più andarmene da li veramente stupendo

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