martedì 6 marzo 2012

Ermete Trismegisto

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Fu falsamente indicato come autore di un gruppo di opere (i cosiddetti scritti ermetici) composte nei primi tre secoli dell’era cristiana. In essi assume il ruolo di datore di saggezza e di legislatore. Dai cultori rinascimentali della tradizione ermetica fu considerato anche insigne mago e incantatore.

Gli Hermetica, ossia gli scritti attribuiti ad Ermete Trismegisto, costituiscono l'espressione della sapienza sorta dall'incontro della cultura greca con quella egiziana. I neoplatonici rinascimentali attribuirono il Corpus Hermeticum non ad autori ellenistici ma a un mitico Ermete Trismegisto che avrebbe dovuto essere vissuto prima di Platone, al tempo degli egizi, ed essere presumibilmente identificato con Mosè.

La "leggenda" di Ermete Trismegisto è alquanto complessa. Da alcuni infatti è identificato con il dio egizio Thot (dio della scrittura e del sapere), che i Greci assimilarono a Ermes (Mercurio per i Romani): il dio greco, che aveva ricevuto dal fratello Apollo la bacchetta magica a volte raffigurata come caduceo (il bastone con due serpenti attorcigliati che stanno per baciarsi, spesso utilizzato nelle immagini dei libri d'alchimia), era il patrono di tutte le attività umane, fra cui le arti e le scienze, e in quanto messaggero degli dèi era anche padre della parola; il dio egizio era l'inventore della scrittura e del calcolo, anche lui protettore delle scienze e delle arti, mentre il termine "trismegisto" (che significa "tre volte grandissimo" o "nato tre volte" oppure ancora, come scrive l'autore de La tavola smeraldina ,"colui che ha in sé le tre parti di saggezza del mondo intero") era utilizzato dagli antichi Egizi come appellativo per i loro dèi. Secondo altri la figura di Ermete Trismegisto potrebbe essere collegata a ben tre personaggi leggendari, accomunati dalla prerogativa di detenere e trasmettere sapienza e conoscenze iniziatiche.Il primo, nipote di Adamo, sarebbe vissuto prima del Diluvio, avrebbe scritto numerose opere e progettato le Piramidi. Il secondo, di origine babilonese, sarebbe stato a parte dei segreti relativi alla matematica e alla geometria sacra e li avrebbe trasmessi a Pitagora. Il terzo, vissuto in Egitto sarebbe stato, oltre che insigne matematico, anche filosofo e medico e avrebbe costituito la fonte del sapere alchemico (l'alchimia viene in effetti definita anche `Arte Ermetica").

La tavola smeraldina

«È vero senza menzogna, certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l'ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande industria. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te. È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo.
Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è compiuto e terminato.»

Gli scritti ermetici

Gli scritti ermetici sono formati dai diciassette trattati che compongono il cosiddetto Corpus hermeticum, dall’Asclepius, versione latina di un trattato greco oggi perduto, dai frammenti conservati da Stobeo. Presentano una mescolanza di elementi riconducibili alla tradizione filosofica greca, specialmente alle correnti di ispirazione platonica, e di elementi tipici della eterogenea cultura della tarda antichità.

Il primo e più famoso dei trattati del Corpus, quello intitolato Pimander, rivela l’influenza del giudaismo ellenistico. L’Asclepius, che descrive le esperienze dell’iniziazione di un discepolo di Ermete, presenta temi caratteristici dello gnosticismo inseriti in un contesto magico-astrologico.

Il Corpus fu conosciuto soltanto nel Rinascimento, quando un manoscritto incompleto fu portato a Firenze nel 1460 e subito tradotto da Marsilio Ficino per incarico di Cosimo de’ Medici, cui l’opera è dedicata. La traduzione, terminata nel 1463, fu immediatamente volgarizzata da Tommaso Benci. La priorità concessa al Corpus sui dialoghi di Platone, che Ficino tradusse in seguito, testimonia che si tendeva a considerare gli scritti ermetici come testimonianza di un sapere anteriore alla filosofia greca.

Ermetismo: l'idea dello slittamento continuo del senso.

L’ermetismo non rappresenta un sistema di conoscenze, ma piuttosto un insieme di regole pratiche e morali basate sulla connessione che lega nell’universo il cosmo all’uomo, sui legami simbolici che uniscono le varie scienze, sul carattere iniziatico della sapienza.

Il pensiero neoplatonico cristiano cercherà di spiegare che noi non possiamo definire Dio in modo univoco a causa dell'inadeguatezza del nostro linguaggio. Il pensiero ermetico dice che il nostro linguaggio, quanto più è ambiguo, polivalente e si avvale di simboli e metafore, tanto più sarà adatto a nominare un Uno in cui si realizza la coincidenza degli opposti.

Gli studiosi hanno distinto un ermetismo “popolare” e un ermetismo “filosofico”: al primo filone vengono relegate le opere di astrologia, magia e alchimia; nel secondo si annoverano le opere di contenuto metafisico. In tali scritti compaiono due concezioni di fondo: una panteistica e l'altra dualistica (spirito contro materia). La concezione dualistica che sembra muovere da Platone (contrapposizione tra mondo delle idee e mondo della materia) conduce alla svalutazione della mondanità, sentita come condizione dovuta alla caduta dello spirito nella materia. Sia il mito di caduta che la rivelazione sapienziale soteriologica fanno allineare l'ermetismo ai movimenti religiosi detti gnostici. Ma l'ermetismo, nonostante l'opinione di qualche studioso isolato, non fu mai una religione organica; tutt'al più vi si possono scorgere i principi di un misticismo nella sua tendenza a rifiutare il mondo.

L'universo diventa un grande teatro degli specchi dove qualsiasi cosa riflette e significa tutte le altre.

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