venerdì 16 marzo 2012

Il Pastore del Monte Cristallo

Sul Monte Cristallo - racconta la leggenda - si ergeva una volta uno splendido castello reale. In esso viveva una bellissima principessa, la cui mano era stata già chiesta da molti figli di re. Ma tutti erano ritornati a casa umiliati, non essendo fino ad allora stati capaci di superare la prova che la principessa imponeva ai suoi pretendenti. Essa sarebbe infatti andata in moglie, portando in dote tutto il suo regno, a chi fosse riuscito a raccontare una storia che parlava di lei, che però lei non conosceva e che inoltre fosse anche verosimile. Tutti i pretendenti avevano fino ad allora fallito la prova. Accadde un giorno che la principessa udisse uno dei suoi cortigiani cantare una canzone che le piacque molto. Allora lo fece chiamare a sé e gli chiese ove avesse appreso la canzone. Il cortigiano rispose di averla sentita da un pastore. Questo pastore, chiamato Bertoldo, aveva visto una volta la principessa raccogliere i fiori e si era pazzamente innamorato di lei, al punto da cominciare a poetare e da trascorrere l’intera giornata scrivendo versi e canzoni. Allora la principessa fece chiamare il maestro di cerimonie per sapere qualcosa di più sul pastore poeta e compositore. Il cerimoniere rispose che anche Bertoldo aveva voluto chiedere la mano della principessa, ma che non lo aveva fatto entrare, considerandolo di rango troppo modesto e quindi indegno di lei. Allora la principessa fu colta dall’ira, dato che voleva decidere da sola chi fosse degno della sua mano. E diede ordine di condurre Bertoldo al suo cospetto e di fargli raccontare la sua storia. Così il pastore arrivò e cominciò la sua narrazione: “La storia che intendo narrare - così esordì - risale a molto tempo fa, quando risiedevamo nell’isola felice, il luogo in cui vivevamo nella gioia prima di arrivare sulla terra. Lì ciascuno di noi aveva un suo compito. Voi, bella principessa, eravate una regina, stimata da tutti i vostri sudditi per la Vostra bontà e giustizia, amata soprattutto per i Vostri begli occhi turchini, al cui sguardo ciascuno si sentiva rallegrato. Io invece ero un pastore e passavo tutti i giorni sotto alla Vostra finestra suonando per Voi un gaio stornello. Per me questo momento era il più bello della giornata. Un giorno però venne un angelo ed annunciò che noi tutti dovevamo cominciare la nostra vita terrestre. Egli si informò con la massima precisione su come ciascuno avesse svolto il compito che gli era stato assegnato e si rese conto che quasi nessuno aveva fatto il suo dovere, ad eccezione di Voi, mia principessa e di me. L’angelo ci lodò molto e ci permise di esprimere un desiderio ciascuno che si sarebbe realizzato sulla terra. Io ero seduto accanto a Voi e guardavo i Vostri splendidi occhi azzurri e non potei fare a meno di desiderare che conservaste questi occhi anche sulla terra. E Voi principessa a Vostra volta chiedeste che il mio più grande desiderio fosse esaudito sulla terra. Vedete principessa - concluse Bertoldo - il mio desiderio è stato esaudito, ma non sono sicuro che l’angelo abbia ascoltato la Vostra preghiera e voglia soddisfare il mio più grande desiderio.” La principessa sorrise e stese la propria mano al raggiante Bertoldo, come per donargli sé stessa e il suo regno, dato che aveva brillantemente superato la prova. Il nome Bertoldo è rimasto da allora strettamente legato al Monte Cristallo, infatti gli abitanti di Ampezzo lo chiamano tuttora “Croda de Bertoldo” (massiccio di Bertoldo).
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