venerdì 13 luglio 2012

La Donna Elfo

Nelle profondità dell'immensa foresta boema, di cui oggi si è salvata solo una piccolissima parte, abitava dall'alba dei tempi un piccolo popolo di esseri spirituali, nati dall'aria, quasi incorporei, che rifuggivano la fulgente luce del sole e la compagnia degli umani. La loro natura era superiore a quella dell'uomo, che era nata dall'argilla, e pertanto i piccoli esseri potevano essere intravisti soltanto da creature umane dotate di particolare sensibilità, e soltanto alla tenue luce argentata della luna.  I poeti ed i bardi conoscevano questi esseri con il nome di elfi. Un giorno la foresta, da millenni silenziosa e immutabile, risuonò di grida e rumori di guerra ; un barbaro popolo degli uomini aveva attraversato le montagne, che facevano corona all'antica, immensa foresta, e si preparava a dilagare nella sottostante pianura.. Spaventati dal fragore delle armi e dal nitrire dei cavalli, gli abitanti della fragile razza non mortale fuggirono in tutta fretta ; e così le querce annose, e le rocce, i dirupi, i canneti delle paludi persero i loro amici non umani. Una soltanto del popolo degli Elfi, un'amadriade, rimase a difendere la quercia che amava, e vi fissò la dimora. Tra gli invasori vi era un giovane scudiero di nome Krokus : egli era diverso dagli altri, meno amante della guerra, più quieto e pensoso. A lui era affidato il compito di guardare il cavallo del suo Signore, e di portarlo a pascolare nella foresta. Krokus adempieva il suo incarico ben volentieri, e girovagando fra gli alberi maestosi sognava una vita più pacifica, dove ci fosse tempo e posto per la bellezza. In una notte di un autunno così chiaro che sembrava estate, una notte bianca di luna, Krokus si attardò più del solito nella foresta, e si sdraiò ai piedi della quercia abitata dall'essere fatato a riposare.  In un laghetto vicino la luna tremava nell'acqua scura della notte e il vento muoveva appena le canne che lo circondavano. Parve al giovane che al di là del laghetto, fra le canne inquiete, fra un accenno appena di bruma che raccontava le nebbie ormai prossime, si muovesse lieve una figura di donna, più un'ombra che un essere corporeo. Ma ben distinta gli giunse la dolce voce di lei, che gli spiegò di essere l'elfo che abitava la quercia che gli aveva dato riparo, e che aveva a propria volta bisogno del suo aiuto per non essere abbattuta, perché con la quercia sarebbe morta anche lei, la creatura che gli stava parlando. IL giovane non esitò un istante: promise di abbandonare il suo signore e di mettersi al servizio di lei, e mantenne la promessa, scegliendo di costruire accanto all'albero maestoso la sua dimora. Dissodò il terreno, seminò fiori ed ortaggi, costruì una comoda capanna. Ogni sera, la donna elfo veniva a trovarlo, e gli insegnava i segreti delle cose. Mentre passeggiavano lungo le rive del laghetto, le canne sussurravano lievi il loro saluto serale. Venne il pieno autunno a riempire di pioggia l'aria della sera, e poi la neve quieta dell'inverno a disegnare incantesimi sui giunchi del lago. E accadde una cosa strana : mentre la sensibilità del giovane uomo si affinava sempre più, l'esile figura della elfo prendeva maggior consistenza, il suo aspetto era sempre più simile a quello di una giovane donna, e ben presto fra i due esseri nacque l'amore. Ed in primavera si sposarono, e i vecchi poeti narrano che al loro matrimonio vennero gli elfi in gran numero, a cantare l'antica invocazione con la quale, dall'alba dei tempi, il popolo fatato onorava le nozze delle proprie creature : così belli erano questi canti, che più tardi gli uomini li faranno propri nella lingua gaelica, quella degli antichi druidi, i sacri sacerdoti dei celti, e giungeranno fino a noi tramite la tradizione orale delle Isole di Scozia.

"Sul tuo viso amabile e bello
il segno delle nove grazie imprimo :
la grazia della splendida voce,
la grazia della fortuna.
La grazia della bontà,
la grazia della saggezza,
la grazia della carità,
la grazia della bellezza di donna,
la grazia d'amare con l'anima tutta,
la grazia del saggio parlare.
...............
Sei tu la gioia d'ogni gioia,
Sei la luce del raggio di sole
Sei la porta che all'ospite s'apre,
Sei la stella che dal cielo guida,
Tu sei il passo del daino sul monte,
tu sei il ricco gregge nel prato,
sei la grazia del cigno che nuota,
la delizia dei sogni più dolci."
(canto di nozze tratto dai "carmina gaelica")

E l'amore di Krokus e della sua donna fatata, tanto gentilmente invocato dagli elfi loro amici, crebbe e prosperò. Vissero così a lungo, felici, e ben presto la fama di Krokus, che conosceva ormai tutti i segreti, si sparse per tutto il paese. Chi voleva aiuto, per qualsiasi cosa, andava da lui, e non tornava mai senza essere stato soddisfatto. Krokus, sempre più rispettato e potente, divenne infine il signore di quei luoghi. Poi accadde che, in una bella sera estiva inondata dai profumi della foresta, Krokus, che se ne era allontanato per dirimere una controversia fra due contadini, fece ritorno alla sua casa, il cuore ricolmo di pace e di felicità. E passando vicino al laghetto, egli la intravide, la sua dolce sposa, bella ancora come un tempo l'aveva vista, e proprio nel punto dove per la prima volta i suoi occhi si erano posati su di lei, tanti anni prima, e qualcosa nel suo cuore lo spinse ad avvicinarla con la cautela e il turbamento di allora. La bella creatura lo accolse con dolcezza, ma nei suoi occhi si leggeva l'infelicità che la opprimeva. Alle domande ansiose di lui, ella non seppe rispondere altro che il suo destino era arrivato a compimento. Invano, per tutta la sera e ancora durante la notte, lo sposo protestò la forza del suo braccio, più che sufficiente a difendere l'albero che era la vita della sua amata elfo da eventuali nemici, invano le ricordò che egli era ormai il signore di quelle terre e che nessuna forza umana poteva colpirli. Lei si agitava inquieta e inconsolabile nel letto nuziale, dove tante volte si erano amati.  La notte infine passò, e giunse il mattino. Allo spuntar del sole, grosse nuvole minacciose si profilarono all'orizzonte, tuoni lontani risuonarono alti sopra gli alberi, e l'eco rimandò il minaccioso brontolio di valle in valle. A mezzogiorno in punto un terribile fulmine si abbatté sulla bella quercia che era stata il centro della loro vita, squarciandone il tronco possente. Tremarono i rami nella caduta, rompendosi in mille pezzi. Invano Krokus si disperò, cercando l'amata elfo per giorni e giorni.  Nessuno la vide mai più. 

 Dal Web 

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti sono sempre graditi. E' bene ricordare però che i commenti offensivi o irrispettosi verranno immediatamente cancellati.
Grazie.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

scorciatoie post