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La Salvària

Nei dintorni di Andràz viveva un contadino che abitava al limitar della foresta. Un giorno scorse una fanciulla che raccoglieva fragole per la mamma. Parlarono brevemente e gli raccontò che viveva nelle grotte tra le rocce, perchè erano Salvàrie (donne della selva) ed erano stati i antenati dei paesani a cacciarle sui monti. Da quel giorno si incontrarono spesso ed alla fine la giovane gli piacque tanto che decise di andar dal parroco a chieder se un matrimonio con una Salvària si potesse mai fare. Poteva, ma solo se la donna fosse stata battezzata. Lei acconsentì, a condizione che non le chiedesse mai il suo nome. Per sette anni vissero felice nonostante i pettegolezzi della gente e lui, nonostante la curiosità, non le chiese mai il nome. Un giorno il contadino incontrò nel bosco un'altra fanciulla sconosciuta e le chiese se anche lei era una Salvària. -si- rispose la donna -come mai me lo domandi, ne conosci altre? - egli annuì -forse stai parlando di Lonca, qu...

Il Pastore del Monte Cristallo

Sul Monte Cristallo - racconta la leggenda - si ergeva una volta uno splendido castello reale. In esso viveva una bellissima principessa, la cui mano era stata già chiesta da molti figli di re. Ma tutti erano ritornati a casa umiliati, non essendo fino ad allora stati capaci di superare la prova che la principessa imponeva ai suoi pretendenti. Essa sarebbe infatti andata in moglie, portando in dote tutto il suo regno, a chi fosse riuscito a raccontare una storia che parlava di lei, che però lei non conosceva e che inoltre fosse anche verosimile. Tutti i pretendenti avevano fino ad allora fallito la prova. Accadde un giorno che la principessa udisse uno dei suoi cortigiani cantare una canzone che le piacque molto. Allora lo fece chiamare a sé e gli chiese ove avesse appreso la canzone. Il cortigiano rispose di averla sentita da un pastore. Questo pastore, chiamato Bertoldo, aveva visto una volta la principessa raccogliere i fiori...

Le Nozze Di Merisana

Nella Val Costeana, che scende dal Falzarego verso Cortina, c’è una collina che un tempo si chiamava Col de la Merisana . Poco lontano vi scorre il Ru de ra Vèrgines , Torrente delle Vergini. I vecchi ampezzani raccontavano che avesse quel nome perché abitato dalle Ondine, abitatrici di acque e boschi, che sul mezzogiorno d’estate uscivano dal ruscello per passeggiare sul colle, vestite di chiari colori. La loro regina si chiamava Merisana e la sua sovranità si estendeva dal monte Cristallo fino alle montagne azzurre dei Duranni. Gli alberi si chinavano e le ubbidivano, le onde si abbassavano quando si avvicinava a riva, aveva un grande potere ma era infelice: il pensiero che vi fossero sulla terra infinite creature sofferenti e non poterle aiutare rattristavano il suo cuor pietoso. Accadde che il Rej de Ràjes (il Re dei Raggi) del regno dietro l’Antelao si fermò un giorno presso il torrente e gli parve di sognar ad occhi aperti scorgendo, per un solo istante, il dolce ...

La Moglie dell'Arimanno

Presso il lago di Fedaia, tra il ghiacciaio della Marmolada e le vette del Padòn, era accampato un drappello di contadini armati della Val di Fassa sotto il comando di un Arimanno (soldato di carriera). La sua sposa l’aveva raggiunto per passar la sera con lui e gli raccontò un sogno: -mi pareva d’aver ricevuto notizia che eri morto. Una Vivena (spirito buono di monti e boschi) mi venne incontro dicendo “tuo marito è vivo, ma a breve espierà il delitto commesso. Or son due volte sette anni, vicino a Cadrùn…” - L’uomo ammutolì, così che la moglie sospettò nascondesse qualcosa, ma lo rassicurò che per lei non sarebbe cambiato nulla. L’Arimanno le rivelò i fatti. Era ancora giovane quando un contadino lo mandò con l’amico Tita a vendere bestiame a Bolzano. Sul ritorno avevano perso però quei soldi al gioco e non avevano coraggio di tornare. Disperati incontrarono il becchino di Fiè che gli disse che ogni volta che passava col carro da morto a ...

Mani Di Ferro

Osvald von Wolkenstein fu uno dei più famosi cantori delle Dolomiti e molte storie son narrate su suo conto. Una di queste storie narra che quand'egli era ancor bambino, un'indovina predisse alla madre che s'egli avesse imparato a suonare la cetra sarebbe divenuto un grande cantore, ma avrebbe vissuto sempre infelice. La madre lo condusse allora dalle Gannes (abitatrici delle selve) e una di loro incantò le mani del figlio, in modo che non toccassero mai strumento senza romperlo.  Osvald crebbe e amò la musica, ma nessuno poteva insegnargliela, perchè distruggeva qualsiasi strumento, tant'è che iniziarono a chiamarlo Man de Fier (mano di ferro).  Un giorno, camminando in montagna, sentì dietro un cespuglio di rose bianche una musica soave, accompagnata da un canto ancor più dolce. Senza far rumore si avvicinò e vide una meravigliosa silfide. Si fermò ad ascoltarla per ore fino a sera. Quando anche l'ultimo raggio di sole si spense, con esso tutto sc...

La Leggenda di Conturina

Nella valle del Contrin, adagiata ai piedi dell’immensa parete verticale della Marmoléda, vive ancora il ricordo della leggenda di Conturina, la splendida fanciulla vittima della propria bellezza e dell’odio della matrigna. La matrigna di Conturina era una nobile e ricca signora, padrona di un castello e madre di due brutte ragazze. Molti giovani principi e cavalieri venivano in visita al castello: tutti ammiravano Conturina e nessuno guardava le altre due. La castellana, indispettita di vedere le sue figlie sempre trascurate, un bel giorno ordinò a Conturina di non pronunziare più una parola in presenza degli ospiti. E disse a tutti che la ragazza era muta e stupida. Ma principi e cavalieri continuarono ad ammirare Conturina, e Conturina soltanto. Allora la matrigna ordinò che quando vi fossero ospiti in casa, Conturina restasse sempre immobile. E disse a tutti che la figliastra era muta, stupida e paralitica. Ma i giovani visitatori ammirarono anche così la f...

L'Usignolo Del Sassolungo

C’era una volta, ai piedi del Sassolungo, un magnifico castello abitato da una principessa di rara bellezza. Oltre ad essere molto graziosa, la fanciulla aveva la straordinaria capacità di trasformarsi, a proprio piacere, in usignolo. Tale privilegio, però, sarebbe svanito con la morte di una persona misteriosa. Spesso la principessa s’era domandata chi poteva essere questo sconosciuto, ma mai aveva trovato una risposta. Un giorno, mentre la nobile donzella volteggiava nell’aria sopra la foresta di Vallenosa, notò un vecchio castello che pareva disabitato. Colta dalla curiosità vi si avvicinò cautamente e posatasi su un ramo di betulla si mise a cantare. Di lì a poc o, un possente cavaliere apparve alla finestra della torre attratto dall’incantevole melodia e rimase ad ammirarla fino al tramonto. Compiaciuta dell’interessamento de...